Archivio di settembre 2011

Un giorno nella mia vita ho provato invidia, sentimento a me sconosciuto, ma la sorpresa più grande è stata per chi l’ho provata. Un albero mi ha fatto provare invidia, questo vizio che tanto divide e allontana gli uomini dall’amore, ed è proprio l’amore profondo che nutro per gli alberi che mi ha fatto desiderare di essere uno di loro. Probabilmente prima di essere uomo sono stato un albero, un bosco, una foresta , una giungla, in altro modo non potrei spiegare la mia così profonda connessione con gli alberi, la mia gratitudine per la vita che essi regalano alla terra e a tutti gli esseri che nutrono, ombreggiano, proteggono, scaldano, saziano, dissetano e vivono con loro, sotto e in mezzo a loro per loro e di loro e anche quando sono morti prendono vita, diventano mobili, oggetti, utensili, souvenir, case, humus, legna da ardere, calore vitale, un contenitore di raggi solari che la fotosintesi ha trasformato in un perfetto essere immortale, generoso e pieno di virtù che fa ombra perfino a chi lo sta per tagliare.  

Un albero sceglie di nascere in un punto e rimane apparentemente fermo, ma si muove; cresce, ondeggia col vento, gira nello spazio con la sua atmosfera sulla superficie terrestre,  è un ponte che unisce la terra al cielo. Cresce nei posti più impensati, anche una discarica di rifiuti è pronto ad abbellire con la sua eterica bellezza incolta e selvaggia. Gli alberi e con essi tutto il mondo vegetale, respirano con noi e tutti gli esseri che respirano. Ciò che espira l’albero noi inspiriamo, ciò che espiriamo noi l’albero inspira, ciò che scarta l’albero è ossigeno per noi, ciò che noi scartiamo è di nutrimento per lui, siamo in una profonda connessione con loro, siamo parte di loro; rispettandoli rispetteremo noi stessi, amandoli ameremo noi stessi.

Ma è quando questo amore per gli alberi ti porta ad abbracciarli che ti accorgi che ti parlano, ma le orecchie non ti servono perch’essi  parlano al tuo cuore e le loro parole sono immagini, scene di vita che vedi con gli occhi della mente, percezioni di consapevolezza che si radicano nell’anima, aliti di vento che ti portano in un tempo senza tempo. Così ho conosciuto l’uomo che piantava gli alberi, così tutti gli anni pianto talee di alberi, nei posti più impensati , decadenti , brutti, vicino a ponti , strade, argini, case abbandonate, canali di scolo e pianto, pianto e pianto e piango per tutti i boschi che ardono.

100 200 300 talee per abbellire la terra, il nostro giardino.

Gianluca